Alice Braglia incontra gli studenti del Sanvitale: «Accettarsi è stato il primo passo per guarire»
Un incontro intenso, partecipato e ricco di emozioni quello che si è svolto al liceo Albertina Sanvitale, dove Alice Braglia ha presentato agli studenti il suo libro “Senza sosta” , dedicato al tema dei disturbi alimentari. Insieme al professor Davide Cabassa, l’autrice ha dialogato con i ragazzi delle classi 2B e 1A, raccontando con sincerità il proprio percorso.
Alice Braglia ha parlato apertamente della sua esperienza con il disturbo da alimentazione incontrollata, spiegando come tutto abbia avuto origine già da bambina. «Avevo nove anni – ha raccontato – quando un amico fece una battuta sul mio peso. Tornai a casa piangendo». Un episodio apparentemente piccolo, ma destinato a lasciare un segno profondo.
Dopo anni relativamente sereni, il rapporto con il proprio corpo cambia durante l’adolescenza, quando l’attenzione all’immagine e alla forma fisica diventa sempre più forte. «Alle superiori ho iniziato a saltare i pasti e poi ad abbuffarmi», ha spiegato ai ragazzi. Un meccanismo che si intensifica durante l’esperienza di studio negli Stati Uniti, alla fine della quarta superiore. Tornata in Italia con dieci chili in più, Alice vive un momento molto difficile: «Non volevo farmi vedere da nessuno».
Con l’aiuto di una nutrizionista riesce a recuperare la forma fisica, ma l’ossessione per il controllo del cibo e delle calorie continua a condizionare la sua vita. Un’ossessione che finisce per influire anche sui rapporti personali, sulle amicizie e sulla relazione sentimentale raccontata nel libro attraverso il personaggio di Lorenzo. «Non riuscivo a vivere serenamente una cena o un pranzo con gli altri», ha confidato.
Il momento della svolta arriva grazie all’incontro con un gruppo di amici capaci di accoglierla senza giudicarla. «Mi hanno voluto bene per quella che ero, senza bisogno di apparire perfetta. È stato questo amore incondizionato ad aiutarmi a guarire».
Durante l’incontro, molto seguito dagli studenti, non sono mancate domande e riflessioni. Alice ha spiegato anche quanto la scrittura abbia avuto per lei un valore terapeutico: «Mettere tutto nero su bianco mi ha aiutata a capire me stessa». Oggi frequenta la facoltà di Medicina e si definisce «una persona tranquilla e soddisfatta di sé».
Il titolo del libro, “Senza sosta”, richiama proprio quel continuo rincorrere qualcosa: attività, impegni, perfezione, ma soprattutto il pensiero costante rivolto al cibo e al corpo. Tra pallavolo, pianoforte e studio, Alice cercava di riempire ogni spazio, mentre il disagio cresceva silenziosamente. Fondamentale, come ha sottolineato più volte davanti ai ragazzi, è stato sentirsi finalmente accettata: «Essere accolti dagli altri per quello che si è davvero può cambiare la vita.










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