A cura della 5G

Se si è Gentili non si perde mai

La squadra Montanara Monsters (composta da ragazzi delle superiori tra cui Daniele e Giacomo, studenti della 5G della Sanvitale), che milita nel campionato amatoriale di calcio a 7 del CSI, nella stagione 24-25 è riuscita a portarsi a casa un riconoscimento degno di nota.

premiazione
Giacomo (a sinistra) e Daniele (a destra)  tengono in mano il trofeo

Una coppa riporta alla mente il trionfo (di spiccata intelligenza, bravura, forza, ecc…) che il vincitore ottiene sugli altri. Questa visione viene ribaltata drasticamente dal premio assegnato ai Monsters. Quella che vedete in foto infatti non premia la vittoria in una competizione bensì un trionfo morale di fair play, sano agonismo e rispetto per gli altri. Giacomo e Daniele (ed i loro compagni) intendono lo sport come momento/occasione di crescita sia personale che collettiva ribadendo che l’una rafforza l’altra e viceversa. Considerano quindi la conquista della COPPA DISCIPLINA un traguardo molto importante, simbolo di quella che è la loro visione dello sport. Infatti, quando si gareggia, è molto difficile empatizzare con l’avversario. Alle volte si desidera il fallimento persino del compagno di squadra, mentre il suo successo invece è motivo di amarezza. Se l’ambiente che viene a crearsi lascia che questo astio si alimenti, la situazione si aggrava e tensione ed aggressività aumentano, intralciando così una condivisione serena e felice attraverso lo sport. Ipotizziamo che un atteggiamento di apatia, scontro e competitività malsana fondi le sue radici nelle aspettative esagerate che singolo e società creano di fronte alle prestazioni sportive (specialmente per quel che riguarda il mondo calcistico in Italia). Se non concretizzate, creano un forte sentimento di frustrazione e disagio. Come meccanismo di difesa psicologica, gli individui tenderebbero a proiettare le proprie paure e insicurezze sugli altri così da scaricare il peso dei propri errori. Lo spirito dei Monsters invece parte dal presupposto che prima ancora di essere una squadra, si è un gruppo di amici e nei rapporti umani non c’è spazio per la competitività malsana e per un’eccessiva individualità. Questo gruppo ha scelto di vivere il calcio come un modo per ritrovarsi settimanalmente, non solo come un’ossessione per il successo. E così, anche durante le partite più difficili, quando gli sforzi sembrano vani, l’atmosfera continua ad essere positiva e costruttiva: fatta di risate nello spogliatoio, di complicità in campo, di applausi a chi da tutto sè stesso anche se non è stato sufficiente. È proprio in questo che risiede la loro forza: perché se perdi, ma resti unito, se metti al primo posto i rapporti anziché i punti, allora la coppa l’hai già portata a casa.

La Cronaca Viola: “La notizia che fa stare bene”

Immaginate di aprire il giornale e, invece di essere travolti da notizie di violenza, cronaca nera e polemiche, vi           trovate di fronte a storie che scaldano il cuore, come questa che avete appena letto! In un mondo dove le pagine dei giornali si tingono troppo spesso di grigio, una nuova luce si è fatta strada tra le righe: è la “cronaca viola”,  un genere giornalistico che offre spazio a notizie buone e veritiere con un linguaggio sincero e rispettoso, che raccontare la gentilezza, che è capace di dare voce anche a piccoli, grandi gesti positivi, che possono migliorare la vita delle persone. È questa la rivoluzione silenziosa della Cronaca Viola, perchè ha come scopo quello di diffondere gentilezza, restituendo alle parole il loro potere di unire e non di ferire. Un’informazione diversa, che non punta sul sensazionalismo, ma sulla speranza.

La Cronaca Viola nasce grazie a Elisabetta Signetto, una giornalista che, durante i difficili mesi del lockdown, con un’intuizione semplice ma rivoluzionaria, ha voluto creare un nuovo modo di fare giornalismo: dare voce al bene quotidiano, offrendo una narrazione diversa della realtà. Questo nuovo modo di raccontare si fonda sui principi del giornalismo costruttivo e sulle buone pratiche della comunicazione gentile. Come si legge sul sito Costruiamo Gentilezza, la Cronaca Viola non vuole sostituirsi alla cronaca nera, ma completarla, offrendo al lettore una prospettiva diversa: quella di chi sceglie di vedere e raccontare il bene con la stessa professionalità con cui si trattano le notizie drammatiche. Il linguaggio, in questo contesto, è semplice, rispettoso e autentico, perché l’obiettivo non è stupire, ma coinvolgere, risvegliando nel lettore la consapevolezza che la gentilezza non è un gesto isolato, bensì un’abitudine possibile, contagiosa e concreta.

Ma perchè proprio il viola, tra le tinte della nostra tavolozza?!

Il viola nasce dall’unione del ROSSO, simbolo del concreto, del vivo e della passione, e del BLU, che richiama la profondità e la riflessione. L’incontro di questi due colori rappresenta perfettamente l’equilibrio tra azione e consapevolezza: qualità che rendono un gesto gentile davvero potente. Il viola viene associato simbolicamente ad un “antidoto” contro il buio, che illumina storie di speranza, perdono o riscatto. La Cronaca Viola si basa su tre pilastri fondamentali: ascolto, accoglienza e azione. Una notizia può definirsi “viola” quando racconta un fatto che promuove un atteggiamento costruttivo e positivo, nel rispetto dei principi del diritto di cronaca. Non si tratta, dunque, di ignorare il dolore o la sofferenza, ma di scegliere di raccontare anche ciò che costruisce, unisce e guarisce. L’unione perfetta tra “cuore” e “mente” proprio come la gentilezza, che non è solo un’emozione bensì un comportamento concreto verso gli altri e verso se stessi. Un giornalismo che dà voce alla speranza, che riconosce valore ai piccoli gesti quotidiani e li eleva a notizia, ricordandoci che la gentilezza è un dono umano da coltivare. 

Trasformiamo la gentilezza in un’abitudine sociale!!

“Siamo nati per essere gentili”: lo conferma la scienza

E’ proprio sul valore umano della gentilezza e delle emozioni che si è concentrata anche la scienza, mostrando come ciò che appare “buono” o “altruista” non sia solo un ideale morale, ma una predisposizione naturale dell’essere umano. Secondo il contributo della neuroscienza, la bontà è una parte naturale del nostro cervello. Diversi studi dimostrano che quando compiamo o riceviamo un gesto gentile, nel cervello si attivano le stesse aree legate alla ricompensa e al piacere, rilasciando sostanze come la dopamina che aumentano il senso di benessere e concentrazione, aiutando a ridurre lo stress o la depressione: in pratica, fare del bene ci fa stare bene.

Le ricerche del neuroscienziato Dacher Keltner, direttore del Berkeley Social Interaction Laboratory,  confermano che l’evoluzione dei mammiferi e degli ominidi ha portato la nostra specie a sviluppare straordinarie tendenze verso la gentilezza, la generosità, il gioco e l’altruismo: tutte qualità indispensabili non solo per la sopravvivenza, ma anche per il buon funzionamento delle relazioni e delle comunità. Queste tendenze si manifestano attraverso emozioni come compassione, stupore e imbarazzo, già studiate da Charles Darwin, che aveva intuito come la capacità di prendersi cura degli altri e di cooperare fosse profondamente radicata nel nostro cervello e nei nostri comportamenti sociali. Contrariamente a quanto spesso si crede, Darwin non descrisse l’uomo come violento per natura,  aveva intuito che l’uomo non è “nato per competere”, ma per cooperare. Nelle sue opere, Darwin descrive l’essere umano come una specie “profondamente sociale e compassionevole”, dotata di tendenze istintive alla simpatia, spesso più forti dell’istinto di autoconservazione. Studi sul nervo vago, condotti dal team del neuroscienziato Keltner, mostrano che questa struttura del sistema nervoso è fisiologicamente collegata ai sentimenti altruistici: quando è attiva, genera quella sensazione di calore nel petto che si prova di fronte a un atto di bontà o a un gesto di cura. L’attivazione del nervo vago è associata alla compassione, alla gratitudine e alla percezione di un’umanità condivisa anche tra individui di gruppi diversi. Nei bambini, un tono vagale elevato è stato correlato a comportamenti più cooperativi e generosi.

Le nuove scienze delle emozioni e della felicità mostrano che queste qualità possono essere allenate: meditare sulla compassione modifica positivamente l’attività cerebrale, scrivere o parlare di gratitudine aumenta la salute e il benessere, provare stupore di fronte alla natura o alle persone moralmente ispiratrici accresce il senso di connessione e di scopo. Anche il gioco e il riso, spiega Keltner, aiutano ad affrontare i traumi e a rafforzare la resilienza. La gentilezza quindi non è soltanto una virtù etica: è una caratteristica biologica, inscritta nei nostri geni, nei nostri circuiti neuronali e nel nostro corpo. Ecco perché la Cronaca Viola può essere considerata un modo per allenare il cervello al bene, ricordandoci che siamo fatti per costruire e non per distruggere. Coltivare emozioni positive significa quindi tornare alla nostra vera natura: quella di esseri nati per essere buoni.

La Cronaca Viola, in fondo, nasce proprio da questa consapevolezza: la gentilezza non è un lusso o un’utopia, ma una componente profonda e biologicamente radicata dell’essere umano. Il giornalismo che racconta il bene diventa così una forma di educazione collettiva, capace di risvegliare quelle stesse emozioni che, secondo la scienza, ci rendono più sani, empatici e resilienti.

Raccontare la gentilezza, dunque, non significa ignorare la realtà, ma restituirle equilibrio: mostrare che accanto al dolore c’è sempre la cura, accanto alla paura la solidarietà e accanto alla cronaca nera la possibilità di una cronaca viola, che illumina e unisce.