Forse per l’arredo e i suoni, i movimenti delle danzatrici richiamavano scene di vita lavorativa dell’Antica Farmacia: pulizia, miscelazione di barattoli, clienti e pazienti. Per un pomeriggio la farmacia è tornata viva grazie alla coreografia delle ragazze del Liceo “Albertina Sanvitale”, ai ragazzi della comunità ASP Parma e a un gruppo di adulti, in collaborazione con Argento Vivo e Migrantour. La performance è la tappa finale del laboratorio “Stupefacente”, iniziato a gennaio con Delfina Stella, parte del progetto “Parma e l’Altrove” realizzato dall’Università di Parma, che culminerà con un’installazione all’Antica Spezieria. L’iniziativa trova il suo naturale posto all’interno della rassegna di eventi «poiché nel rapporto con l’Altrove siamo implicati come corpi che si relazionano e creano possibilità di conoscenza reciproca profonda» spiega Sabrina Tosi Cambini, responsabile scientifico del progetto. La rappresentazione è cominciata all’ingresso della farmacia: le studentesse hanno guidato il pubblico nel laboratorio, mentre suoni di barattoli e tappi formavano la colonna sonora. La coreografia, interattiva, ha coinvolto il pubblico nella scoperta degli spazi e degli elementi performativi. Delfina Stella racconta che il lavoro ha unito il tema dell’Altrove con la specificità del luogo: piante, sostanze e l’idea dello “stupefacente” come alterazione e stupore. La creazione ha puntato sulla “stupefacenza” attraverso movimento e immaginazione, con molte improvvisazioni guidate dal suono. Le performer hanno poi condotto il pubblico verso l’Oratorio di San Tiburzio, mostrando preparazioni galeniche immaginarie come Solarix e Inconscious Tea. Nell’ex chiesa barocca, la sacralità del luogo e l’installazione Florilegium hanno creato un contrasto con la sobrietà delle performer stese a terra. La parte finale, più astratta, ha proposto una spirale ascendente sulla musica di Davide Giangaspare che ripeteva “cura l’essenza”, invitando il pubblico a partecipare. Il pubblico era variegato — giovani, genitori, anziani, turisti — e il progetto ha raggiunto l’obiettivo di riconnettere luoghi, tempi e persone.

Leggi anche l’articolo pubblicato sul magazine dell’Università di Parma








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